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I primi appuntamenti con la Signora

I primi appuntamenti con la misteriosa Signora si alternano tra la casa, la parrocchia e zone campestri, ove si celebra il culto alla Madonna, ma soltanto la notte del 30 aprile 1993 Debora comprende che Dio si è scelto un luogo ben distinto per parlarle e proseguire il divino ammaestramento. 
Nella notte, infatti, la giovane sente chiaramente la voce dolcissima femminile che la richiama: 
«Cerca questo luogo. Io ti attendo!» 
Ma dove cercare e con quali mezzi? È evidente che la Bontà eterna aveva previsto ogni cosa e presto le circostanze evidenzieranno il Progetto stabilito. 
Infatti dopo le prime ricerche senza esito, la madre del fidanzato di Debora, già presa in Dio, le propone di visitare un terreno poco distante dalle mura megalitiche di Manduria, un fazzoletto di terra ereditato dal padre ove alberi d’ulivo fra le rocce avevano reso difficile la coltivazione da essere abbandonato. Debora ha delle perplessità nell’accettare proprio a causa del passato affetto con il figlio della donna, che aveva congedato per seguire la chiamata del Signore. Le proposte sono pressanti e l’atteso giorno è alle porte.
Il 17 maggio, la giovane cede in spirito di obbedienza e va, verso la periferia nord di Manduria, per vedere detto campo. Superato il Santuario di Sant’Antonio, il cuore della giovane avverte una gioia incontenibile e crescente man mano che si avvicina al luogo. Una volta entrati, dopo alcuni minuti Debora riconosce la conformazione del Giardino sognato. Un dubbio però l’assale circa l’albero, da cui aveva visto provenire una luce intensa. Si mette quindi in preghiera e soltanto al termine della recita del Santo Rosario è guidata interiormente verso l’Ulivo Benedetto, dove vede la Santa Madre di Dio.
«Desidero che i vostri cuori sentano veramente la Mia presenza di Mamma in questo luogo... Su di voi il mondo metterà le radici della Nuova Era... Ora che il tempo è vicino, desidero venga edificata una Cappella in onore alle Mie visite sulla terra...» (17.5.1993).
 



Parla Gesù:

Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a Me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico, in verità che ogni atto di vero, cieco e completo abbandono in Me produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni più spinose. Abbandonarsi a Me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a Me una preghiera agitata perché Io segua voi: è cambiare l'agitazione in preghiera.
Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero della tribolazione e rimettersi a Me, perché lo solo vi faccia approdare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva.

Il SACRILEGIO

Un peccato che può condurre alla dannazione eterna è il sacrilegio. Disgraziato colui che si mette su questa strada! Commette sacrilegio chi volontariamente nasconde in Confessione qualche peccato mortale, oppure si confessa senza la volontà di lasciare il peccato o di fuggirne le occasioni prossime. Quasi sempre chi si confessa in modo sacrilego compie anche il sacrilegio eucaristico, perché poi riceve la Comunione in peccato mortale.
Racconta San Giovanni Bosco...
"Mi trovai con la mia guida (l'Angelo custode) in fondo a un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso con una porta altissima che era chiusa. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva; un fumo grasso, quasi verde e guizzi di fiamme sanguigne si innalzavano sui muraglioni dell'edificio.
Domandai: 'Dove ci troviamo?'. 'Leggi l'iscrizione che c'è sulla porta'. mi rispose la guida. Guardai e vidi scritto: 'Ubi non est redemptio! , cioè: `Dove non c'è

Anche questa volta Debora aveva detto la verità sull'Arcangelo Uriel

Uriele (Luce di Dio in ebraico ) Angelo Santo custode, di Santi, viene nominato due volte negli Acta Sanctorum dei Bollandisti, come celeste accompagnatore di Santa Martina - mi ha consegnato al Grande Angelo Uriele, che ha bruciato ogni mia via di fuga - e San Lactino - era infatti L'Angelo Uriele sempre ordinato da Dio alla sua custodia - . Nostro Signore Gesù Cristo, lo concede poi al Servo di Dio Giovan Vincenzo Ferreri di Palermo, rivelandogli che Uriele era stato il custode di Santa Maria Maddalena, e viene chiamato Carità di Dio. Nel 1600 Nostro Signore, in particolari episodi della vita di alcune venerabili Madri, concede Uriele in loro custodia. Alla venerabile Madre Maria di San francesco, della diocesi di Placensia (Spagna), Nostro Signore Sacramentato, dirà in un momento di particolare afflizione: “Eccoti Uriele, che ti sia di difesa”. A Madre Bianca